Quali sono gli alimenti fobici per chi soffre di disturbi alimentari?

Gli alimenti “fobici” sono quei cibi che spaventano una persona affetta da disturbi alimentari. Possono essere temuti per diverse ragioni, che variano soprattutto in base al tipo di disturbo alimentare in questione.

Nel caso dell’anoressia nervosa, solitamente i cibi fobici sono alimenti ad elevato apporto di grassi e calorie, che, secondo il pensiero della persona che ne soffre, provocheranno sicuramente un aumento di peso e una variazione delle sue forme corporee, anche se assunti in piccole quantità.

Chi è affetto da ortoressia teme tutti quei cibi considerati come poco sani e potenzialmente nocivi per la propria salute, come i prodotti confezionati, alimenti che hanno subito determinati trattamenti o provenienti da determinate zone, indipendentemente dalle calorie e dai nutrienti apportati.

In entrambi i casi le convinzioni che supportano tali paure sono spesso frutto della disinformazione legata al mondo dell’alimentazione e dell’errata categorizzazione netta in “cibi buoni” e “cibi cattivi” purtroppo ancora troppo diffusa.

Nel caso della bulimia nervosa o del disturbo da alimentazione incontrollata, i cibi fobici sono alimenti che scatenano le abbuffate.

I motivi possono essere molteplici: una precedente privazione prolungata di tale cibo, un particolare legame affettivo con esso, il potere consolatorio e confortante che può avere nel placare le ansie (comfort food), il formato (ad esempio pacchi di patatine o biscotti).

Per le persone che soffrono di ARFID (disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo) i cibi fobici sono alimenti che per la loro consistenza, colore, sapore, odore, aspetto, in qualche modo le spaventano/disgustano, in modo molto soggettivo e personale.

Il compito del team multidisciplinare che si occupa del percorso del paziente affetto da disturbi alimentari è quello di decostruire le convinzioni errate riguardanti i cibi fobici, di liberarli dal loro potere emotivo e valore morale, di reintrodurli gradualmente nell’alimentazione della persona in modo che non siano più motivo di senso di colpa o causa scatenante di un’abbuffata.

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