Susanna Agnello
Susanna Agnello

Laurea con lode presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia le scotte di Siena in Dietistica. Laurea Specialistica/ Magistrale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia in Scienze della Nutrizione Umana presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi, Firenze.

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La Fibromalgia cause, sintomi e corretta alimentazione

La Fibromalgia cause, sintomi e corretta alimentazione

Sintomi della fibromialgia reumatica

La sindrome fibromialgica è una malattia reumatica a genesi multifattoriale  ed estremamente varia. I dolori articolari e muscolari diffusi possono essere i primi segnali che identificano la sindrome.

Essa inoltre è caratterizzata da astenia,stanchezza, frequenti risvegli notturni e sensazione di non aver riposato a sufficienza, rigidità muscolare, forti mal di testa, formicolii diffusi a tutto il corpo, alterazioni cognitive come perdita di memoria, ridotta capacità di concentrazione e colon irritabile.

Cause della fibromialgia

La causa esatta della fibromialgia è tuttora sconosciuta. Ci sono però dei fattori esterni che possono peggiorare la fibromialgia reumatica e questi sono: fattori stressanti sia fisici che emotivi, climatici, ormonali, disturbi del sonno e predisposizione genetica.

Le ipotesi eziopatogenetiche sono essenzialmente 4:

1) Disturbo del trasporto trans-membranario o intracellulare dello ione calcio.

2) Una “nocipatia” consistente in un’alterata attività (metabolica e/o recettoriale) nel sistema degli oppiodi endogeni.

3) Disturbi generici del sonno: in alcuni pazienti fibromialgici si è visto in registrazione elettroencefalografica “overnight” un disturbo della fase 4 del sonno (REM)

4) Genesi psichica (attualmente la più accreditata)

La Fibromalgia cause, sintomi e corretta alimentazione

Cos’è la fibromialgia reumatica?

La fibromialgia o sindrome fibromialgica è una malattia cronica che provoca dolore diffuso, astenia (ovvero indebolimento e stanchezza ingiustificata da uno sforzo fisico) rigidità dell’apparato locomotore.

E’ una patologia cronica e non esiste un farmaco specifico che aiuti a guarire completamente ma cambiando stile di vita, svolgendo attività fisica e con trattamenti personalizzati è possibile attenuare la sintomatologia.

Colpisce approssimativamente 1.5 – 2 milioni di italiani e ad oggi sappiamo che la fibromialgia è maggiormente diffusa tra le donne e che può comparire a qualsiasi età, ma il picco si colloca tra i 40 e i 60 anni.

La letteratura scientifica internazionale è concorde nel ritenere la diagnosi di fibromialgia come una diagnosi che deve essere basata su sintomi e specifici criteri e sull’esclusione di altre ipotesi diagnostiche.

Come diagnosticare la fibromialgia

La diagnosi si effettua attraverso l’anamnesi ed il colloquio con il paziente e l’esame clinico, poiché gli esami di laboratorio sono tutti nella norma. Il dolore è la caratteristica fondamentale della sindrome.

Viene riferito come continuo e costante, varia di intensità da un giorno all’altro e risente in maniera caratteristica delle modificazioni atmosferiche (freddo, umidità, vento) e del microclima (correnti d’aria).

  • L’esame obiettivo consente di evidenziare alcune sedi (trigger points), la cui pressione è in grado di scatenare un’intensa sintomatologia dolorosa.
  • Vi è una limitazione funzionale dovuta ad una contrattura volontaria di gruppi muscolari che di norma scompare se il paziente si distrae.
  • Questi tender points sono localizzati alla base del collo, a livello del manubrio dello sterno, a livello dei gomiti, delle articolazioni coxo-femorali, delle articolazioni del ginocchio, e posteriormente si trovano sotto la nuca di lato al collo e le spalle e a livello del bacino

Ecco qui di seguito alcune domande più frequenti:

1)La fibromialgia è una patologia molto studiata negli ultimi anni, lei Dottoressa ha molti pazienti che ne sono affetti?

Si, ho molti pazienti affetti da tale patologia. Spesso questi ultimi vengono in ambulatorio dietro consiglio del medico curante. Importante tenere presente che l’alimentazione corretta deve essere alla base di qualsiasi approccio terapeutico e può incidere su vari aspetti.

Questa patologia spesso viene diagnosticata dopo molti anni e può esserci una condizione di sovrappeso o obesità o comunque di alimentazione scombinata. L’eccesso di peso può aumentare il rischio di infiammazione e stress ossidativo.

Se la fibromialgia coinvolge l’aspetto infiammatorio, l’adozione di una dieta che incoraggi una persona a raggiungere o mantenere un peso sano può aiutare.

Non esiste una dieta specifica per questo problema tuttavia per una patologia che si esprime con dolore e stanchezza muscolare l’alimentazione ha un ruolo decisivo; infatti, il problema del dolore muscolare potrebbe essere amplificato dalla carenza proteica della dieta, inoltre, è stato dimostrato che la drastica riduzione dei grassi alimentari porta ad un miglioramento dei sintomi.

La dieta deve essere molto equilibrata rispettando la giusta distribuzione percentuale tra carboidrati e proteine riducendo l’apporto di grassi.

2) Ma è possibile curare la fibromialgia con l’alimentazione?

In letteratura numerosi studi dimostrano una elevata percentuale di obesità e sovrappeso nei pazienti affetti da fibromialgia con una diretta correlazione tra BMI (indice di massa corporea) e aumentata sensibilità al dolore, della qualità del sonno, del tono dell’umore … tutto ciò incide negativamente sulla qualità della vita.

Pertanto, il controllo del peso corporeo, con un corretto stile alimentare, e un adeguato esercizio fisico, risultano indispensabili al fine di migliorare la sintomatologia clinica di questi pazienti.

Inoltre, è sempre opportuno affidarsi ad un professionista del settore ed evitare il fai da te che potrebbe portare a carenze nutrizionali e, quindi, a peggiorare i disturbi.

Ad oggi, come detto precedentemente non è disponibile una dieta specifica tuttavia, dalla letteratura emergono alcune indicazioni su corretti stili alimentari:

effettuare 5 pasti al giorno, limitare gli zuccheri semplici, preferire i carboidrati complessi ricchi di fibra, limitare il consumo di carne rossa e preferire altre fonti di proteine animali (pesce, pollame, coniglio, uova, latticini e formaggi se non si hanno intolleranze al lattosio o colesterolo alto), ridurre l’utilizzo del sale e adottare una corretta idratazione per evitare i ristagni e gli edemi frequenti, evitare i superalcolici, aumentare il consumo di cibi naturalmente ricchi di anti-ossidanti, come ad esempio mangiare molta frutta e verdura fresca di stagione, utilizzare olio d’oliva (per la presenza di vitamine e acidi grassi insaturi) ed infine limitare l’uso di caffè e tè.

3)Sarebbe auspicabile seguire una dieta più proteica per aumentare la massa muscolare ?

Consigliabile sarebbe quello di effettuare il test del metabolismo basale con la calorimetria indiretta e la valutazione della composizione corporea.

Se dai risultati ottenuti e dalla visita col paziente si evidenzia una massa muscolare ridotta, è auspicabile aumentarla sia con attività fisica che con un’alimentazione adeguata però stando attenti a non superare la quota proteica e a prediligere le proteine vegetali perché rispetto alle prime presentano livelli anti infiammatori più elevati.

L’esercizio fisico ha un ruolo fondamentale per combattere i disturbi della fibromialgia, per mantenere attive le funzionalità dell’apparato muscolo scheletrico, stimolare l’attività cardiaca e migliorare il benessere generale dell’organismo.

Camminare, nuotare, andare in bicicletta o svolgere attività aerobica per almeno 30-45 minuti al giorno, è indispensabile per rilassare la muscolatura e attenuare i dolori alle articolazioni.

L’allenamento deve essere graduale e costante e sono da evitare le attività che possano affaticare i muscoli e provocare infiammazioni che andrebbero a peggiorare il problema.

4)Potrebbe consigliare a chi soffre di fibromialgia degli alimenti che non devono assolutamente mancare nella quotidianità?

Quello che potrebbe aiutare questi pazienti è una dieta antinfiammatoria che si costruisce puntando sulla riduzione dell’assunzione di alimenti pro-infiammatori e sull’aumento di alimenti anti-infiammatori.

Tra gli alimenti antinfiammatori è importante privilegiare: FRUTTA E VERDURA, ricche di antiossidanti: rigorosamente di stagione e di tutti i colori. Pertanto dovrà essere elaborata una dieta povera di zuccheri, di farine raffinate, di patate, di alimenti industriali e ricca come detto di verdure, legumi e frutta.

Un regime alimentare di questo genere è in grado disattivare i meccanismi che amplificano la percezione del dolore

5)E’ a conoscenza di integratori che possano coadiuvare un percorso nutrizionale?

La Fibromalgia cause, sintomi e corretta alimentazione

VITAMINA D

I pazienti affetti da fibromialgia hanno spesso bassi livelli di vitamina D. In questi casi è opportuno consigliare di assumere integratori a base di vitamina D.

La vitamina D, infatti, oltre alla sua nota positiva azione positiva sulle ossa, è in realtà in grado di intervenire in oltre 2000 processi di attivazione dei geni e, dunque, una sua carenza può avere conseguenze metaboliche importanti e può senz’altro peggiorare il quadro del paziente fibromialgico.

Gli integratori debbono essere eventualmente prescritti caso per caso e non prima di avere fatto delle analisi opportune finalizzate ad evidenziare eventuali carenze.

È possibile, ad esempio, che in caso di intestino infiammato, ci possano essere delle carenze dovute a malassorbimento che potrebbero richiedere un aiuto in forma di integratori specifici.

MAGNESIO

Il magnesio è un minerale fondamentale nei casi di fibromialgia. I sintomi da carenza di magnesio sono accomunabili con i disturbi neuromuscolari della fibromialgia.

La carenze di magnesio possono infatti indurre stanchezza cronica, crampi, depressione, insonnia, tensioni muscolari, dolore e rapido esaurimento al pari della suddetta condizione patologica. 

VITAMINA C

L’effetto positivo della vitamina C è riconducibile al suo potere antiossidante ed alla capacità di favorire la respirazione cellulare e la conseguente resistenza psicofisica del paziente.

6)Parlando dal punto di vista genetico, quali sono i geni coinvolti nella patologia?

Nonostante la fibromialgia abbia mostrato una chiara tendenza a ricorrere in più soggetti all’interno di certe famiglie, appare chiaro che la fibromialgia non è una malattia genetica.

È possibile che alcune varianti polimorfiche, in alcuni dei geni studiati, possano conferire, al massimo, un certo grado di suscettibilità alla sviluppo di un quadro fibromialgico.

Diagnosi Differenziale

Le patologie che di solito si cerca di escludere per prime nei pazienti affetti da dolore cronico sono di origine non genetica e includono la sindrome della fatica cronica, l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla, l’ipotiroidismo, la polimialgia reumatica e la malattia di Lyme.

Il test genetico non è dunque parte, ad oggi, dell’approccio di routine nella diagnosi di fibromialgia. Tuttavia, vi sono numerose malattie genetiche che possono presentarsi con una diagnosi clinica a volte anche molto simile a quella della fibromialgia. 

7) In molti si chiedono se alcol e caffè sono 2 alimenti controindicati in persone affette da fibromialgia, lei cosa risponderebbe?

Al soggetto fibromialgico è sconsigliato il consumo di tè, di caffè e di cioccolato poiché sono alimenti che contengono caffeina, una sostanza eccitante che potrebbe interferire ulteriormente con il sonno. In questi soggetti si consiglia, inoltre, di evitare gli alcolici come già spiegato in precedenza.

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